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Auditorium, "ridateci il verde"

Secondo gli esperti nominati dal sindaco, l’Auditorium in area Boschetti non compromette la Cappella di Giotto solo se verranno rispettate alcune prescrizioni. Legambiente conferma la sua opposizione: i residui spazi verdi all’interno della città vanno preservati e recuperati. Per l'auditorium esistono altre localizzazioni possibili.
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I tre esperti, nominati dal sindaco per verificare il rischio che la realizzazione dell’Auditorium nell’area Boschetti comporta per la Cappella di Giotto, hanno affermato che l’edificazione è compatibile con la tutela del monumento se verranno rispettate le prescrizioni indicate nelle conclusioni del loro studio. Tali prescrizioni riguardano in buona sostanza le modalità di scavo, che non devono incidere sul livello della falda che scorre sotto la Cappella, ed il monitoraggio continuo dei livelli delle falde sotterranee che riguardano l’intera area che dai giardini dell’arena, passando per l’area Boschetti, arriva al cantiere del PP1.

Via libera ai lavori dunque? Legambiente ribadisce il suo NO, rilancia l'appello dei 25 intellettuali italiani (clicca qui), a partire dalle ragioni che sono contenute nella osservazione-opposizione che l’associazione, assieme agli Amissi del Piovego, ha presentato nel maggio del 2008 contro la variante di modifica della destinazione d’uso urbanistica di piazzale Boschetti (leggi qui).

Ripercorriamo la storia urbanistica dell’area Boschetti: il PRG originario la destinava in parte a "zona per servizi di interesse generale-uffici amministrativi" e in parte "zona a verde pubblico di interesse generale". Era possibile incrementare la volumetria esistente del 15% attraverso un Piano Particolareggiato. Nel 2005 la Provincia, allora proprietaria dell’area, otteneva l’approvazione di un Programma Integrato di Riqualificazione Urbanistica e Ambientale (PIRUEA) che le consentiva un aumento di volumetria di 13.000 metri cubi, per complessivi 34.000 mc. Già allora ci si chiedeva che tipo di riqualificazione fosse quella che calava un’ulteriore “botta di cemento” in un’area golenale che prospettava i giardini dell’Arena e la Cappella di Giotto; ma almeno in quella variante veniva confermata un’area a verde pubblico di 10.000 mq. Per noi comunque rimaneva una speculazione ediliziadi tipo istituzionale”! Tant’è che nel 2007 vi è stata una permuta di aree per cui Boschetti, con la sua potenzialità edificatoria, passava al Comune in cambio di una equivalente capacità edificatoria all’interno del PP1, che veniva conferita alla Provincia. La permuta permetteva al Comune di progettare un Auditorium monumentale da lasciare in eredità alla città. Ma era necessaria un’ulteriore variante, per consentire la specifica destinazione d’uso e soprattutto per inserire il nuovo Conservatorio di musica. Purtroppo questa variante ha comportato il “sacrificio” dei residui 10.000 metri quadri di verde pubblico.

Ora le ristrettezze economiche del Comune e le diverse scelte di finanziamento della Cassa di Risparmio hanno fatto che la Cittadella della Musica di Padova sta perdendo i pezzi. Niente più Conservatorio e una “mela tozza con veletta”, come il nostro Gabriele Righetto ha ribattezzato il progetto di Kada, più piccola e con una sola sala.

Ma, per i nostri amministratori, bisogna andare avanti per dare alla città un nuovo monumento ed una nuova sala della musica, anche se in formato mignon. C’è dell’ostinazione in tutto ciò. L’Auditorium sta diventando, in scala locale, il nostro Ponte sullo Stretto. Una bandiera che non sventola più e che rischia di procurare danni irreparabili.

La cittadella della musica ha tutte le ragioni per essere realizzata. Ma si cerchi una localizzazione che ne consenta di sviluppare le massime potenzialità e che, soprattutto, non sottragga una delle residue aree libere, che in questo caso è posta in fregio alle mura, al Piovego, all’Arena ed agli Scrovegni, che possono essere recuperate a spazi verdi, da destinare alla ricreazione e al godimento lontano dal traffico delle bellezze ambientali e monumentali che già ornano la nostra città. In sostanza dare inizio a quel Parco delle Acque e delle Mura che è già previsto nella programmazione urbanistica di questa stessa amministrazione.

Le localizzazioni alternative le abbiamo indicate più volte, per ultimo nell’articolo di Gabriele Righetto, uscito pochi giorni fa, in cui si evoca come la rigenerazione della città possa compiersi collocando i nuovi monumenti all’interno delle periferie storiche o delle nuove centralità. È questa un’idea della città futura su cui vorremmo confrontarci, un’idea in cui i residui spazi liberi siano recuperati come verde connettivo della città densa da destinare allo svago e all’incontro ed in cui i nuovi volumi siano trasferiti nelle aree di trasformazione già previste dai piani urbanistici, dove potrà anche essere ammessa una certa verticalità.

Lorenzo Cabrelle - Legambiente Padova

(tratto da Ecopolis, newsletter socio-ambientale di Legambiente Padova)



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