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Provincia day: 'No all'Italia senza le Province'

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Oggi alle 17 nella sede della Camera di Commercio in piazza Zanellato si terrà un Consiglio Provinciale straordinario in contemporanea con tutti i Consigli provinciali italiani per approvare un ordine del giorno comune contro la legge, approvata in dicembre, che prevede il progressivo svuotamento di questa Istituzione in previsione di una sua definitiva scomparsa.
Le Province venete, i loro amministratori e i loro lavoratori ribadiscono il No ad un’Italia che cancelli le identità locali e culturali e che pretenda di fare a meno di Enti assolutamente fondamentali per il governo del territorio.
Per rafforzare questo messaggio si sono riuniti, a Palazzo Santo Stefano, tutti i presidenti dei Consigli provinciali veneti. Presenti Luisa Serato presidente del Consiglio di Padova, Marina Balleello presidente del Consiglio di Venezia, Federico Frigato presidente del Consiglio di Rovigo, Valter Gasparotto Presidente del Consiglio di Vicenza, Fulvio Pettenà presidente del Consiglio di Treviso e Antonio Pastorello presidente del Consiglio di Verona.
“Voglio sottolineare – ha detto la presidente Serato – che, al di là del fatto che il Governo ha escluso ogni forma di confronto con i rappresentanti delle Province, la norma, lungi dal consentire risparmi, produce, invece, notevoli costi”. A confermarlo sono le relazioni tecniche della Camera e del Senato ed un recente studio specifico dell’università Bocconi di Milano da cui si evince che a livello nazionale si verificherebbe un aumento della spesa pubblica, pari ad almeno il 25%, determinato dal passaggio del personale delle Province (56mila unità) alle Regioni o dal trasferimento di competenze di area vasta ai Comuni.
“Se questo è vero – ha ribadito la presidente Serato – come è vero che le Province, con 11 miliardi di euro l’anno, rappresentano solo l’1,35% della spesa pubblica della Stato, ci si chiede: qual è la convenienza alla loro soppressione degli Enti provinciali?”
Per quanto riguarda poi, il numero degli amministratori delle Province, va sottolineato che il personale politico, nel 2010, era formato da circa 4mila persone, cifra su cui è già intervenuta una diminuzione del 20%. A questa si è aggiunto, l’anno scorso, un ulteriore taglio fino al 50% che porterà, a pieno regime, al numero massimo di 1774 amministratori provinciali.
Se si guarda ai costi, invece, nel 2011, gli amministratori sono costati 111 milioni di euro cui 94,7 milioni per indennità e 16,4 per rimborsi (Fonte Siope 2011). Rispetto alla spesa complessiva delle Province i c.d. costi della politica ammontavano, quindi, allo 0,9%. Dopo la manovra 2011, a regime, sulla base di quanto previsto dal decreto in materia di riduzione delle indennità degli amministratori provinciali, il costo complessivo dei 1.774 amministratori provinciali si ridurrà ulteriormente fino a circa 34 milioni di euro.
Infine, va sottolineato che la spesa per il personale, nel triennio 2008-2010, è diminuita dell’11,10%.
E’ dunque innegabile che l’Ente Provincia ha già cominciato, da tempo, a fare la sua parte nell’ambito di una razionalizzazione responsabile dei costi del personale e della politica, a differenza di altre istituzioni a livello nazionale che continuano, pervicacemente, a rinviare ogni intervento in materia.
Ma non è solo una questione di costi: si tratta anche, e soprattutto, di opportunità perdute e di disservizi creati ai cittadini. Il decreto approvato non considera, per esempio, l’impatto che il trasferimento delle funzioni e delle risorse, oggi gestite dalle Province, avrà sui bilanci e sull’organizzazione delle Regioni e dei Comuni, già gravati dalle difficili condizioni di sostenibilità del loro patto di stabilità. Come non considera l’estrema difficoltà a computare e trasferire il patrimonio e il demanio delle Province che comprende 125mila chilometri di strade, oltre 5mila edifici scolastici, 550 centri per l’impiego oltre a sedi, edifici storici, partecipazioni azionarie, dotazioni strumentali. Come si garantiranno, medio tempore, i servizi ai cittadini? Attraverso quali risorse?
A fronte di questi dati, evidenti e ormai arcinoti i rappresentanti delle Province sono convinti che una riforma organica dell’assetto complessivo dell’ente, che non può essere prescindere da una riforma complessiva di tutte le altre Istituzioni della Repubblica, non sia più rinviabile. Va ridotto il numero delle amministrazioni: la razionalizzazione dovrà essere effettuata in ambito regionale, con la previsione di accorpamenti tra Province, mantenendo però saldo il principio di rappresentatività democratica e con un occhio di riguardo alla specificità di alcuni territori. Vanno ridefinite e razionalizzate le funzioni in modo da lasciare in capo alle Province esclusivamente quelle di area vasta. È importante procedere nell’istituzione delle Città metropolitane, necessarie per il governo integrato del territorio, ma anche alla cancellazione di quegli enti strumentali che, impropriamente, svolgono funzioni attribuite dalla Costituzione agli enti democraticamente eletti.

Padova, 30 gennaio 2012

Fonte: http://www.provincia.pd.it/index.php?page=provincia-day-per-ribadire-il-no-all-italia-senza-le-province




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