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"El Botellon", si è svolta senza problemi a Padova la festa "importata" dalla Spagna

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(foto di Alessandro Leorin)Prato della Valle, 25 maggio 2011. Per il secondo anno di seguito si è "celebrato" nella piazza più grande d’Europa il rito del “Botellon”. Un appuntamento fissato in internet con il tam tam dei social network che alla fine ha richiamato nell’Isola Memmia all’incirca diecimila persone.


Rito di massa importato dalla Spagna, dove, a detta di una ragazza spagnola in Erasmus a Padova, è un party all’aperto che si fa “siempre, siempre”. Nella versione patavina è stata una manifestazione nell’insieme tranquilla, con i ragazzi che arrivavano soprattutto dalla direttrice via Roma – Prato della Valle, segno che molto probabilmente il mercoledì universitario era stato delocalizzato dalle piazze al Prato.


Tutto ciò che Sindaco e Questura avevano tuonato e promesso è stato mantenuto: wc chimici, protezione civile con acqua da distribuire, mezzi del Suem 118, etilometri. Ottima la macchina operativa delle forze dell’ordine: pattuglie in divisa agli accessi limitrofi al Prato della Valle, agenti in borghese per i controlli nella zona calda e ai ponti di accesso all’isola, e per tener alla larga gli spacciatori. Per limitare le etilico-bravate Zanonato ha pensato bene di togliere l’acqua al popolo del Botellon: prima svuotando e chiudendo in modo inequivocabile la fontana al centro dell’isola Memmia, e poi abbassando il livello della canaletta che gira intorno alla stessa, con conseguente sofferenza di carpe boccheggianti.


E che dire di loro? Sì proprio loro, gli autori, i protagonisti, gli attori di questa grande festa autogestita? Nulla, assolutamente nulla. Una massa indistinta di ragazzi, età compresa tra i venti e massimo i trent’anni, con una paura folle di essere fotografati e di apparire sui quotidiani locali, che s’imbarazzavano se gli mettevi davanti un registratore e richiedevi un’intervista anonima. Che rivendicavano il diritto di aggregarsi liberamente, il loro motto pareva essere “il suolo pubblico ai giovani”…. d’accordo, e per fare che? Per confrontarsi sulle difficoltà attuali del Paese Italia? Per discutere del prossimo referendum? Per trovare una soluzione ai migliaia di migranti che stanno approdando nel Bel Paese? No. Per loro la piazza è solo un enorme locale all’aperto, un contenitore più grande e “gratis” dove fare festa senza vincoli, senza restrizioni e senza preoccuparsi di dove vomitare.


Il Botellon di ieri sera si è rivelata, paradossalmente, una manifestazione vuota: vuota di contenuti, vuota di ideali, vuota di sani e fantasiosi spunti di divertimento. In fin dei conti, sembrava di stare in mezzo a tante pecore, radunate dalla musica di un invisibile pifferaio, senza saperne il perché.

Alessandra Francesc




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